Il Sentiero del Padre

Il sentiero che porta ai mondi superiori

Via, Verità, Vita

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Io sono

la Via,

la Verità,

la Vita…

chi crede in me anche se muore vivrà;

e chiunque vive e crede in me

non morirà in eterno

LA VIA

Egli, il Maestro, è la Via poiché la sua Parola è il mezzo, il ponte, per il raggiungimento della meta: la Casa del Padre Santo.

Egli è la rotta che è data al navigante acché non si smarrisca nella notte durante la traversata di tenebroso mare; acché non si faccia disorientare dalla violenza delle alte onde e dal vento impetuoso al sopraggiungere della tempesta; e neppure rimanga immoto e inane in oziosa attesa all’ improvviso calar della bonaccia.

Il Maestro ci insegna e ci indica, paziente ed amorevole, la via sicura e diretta, donandoci dal dolore della croce sua la chiave per aprire i battenti dell’ Altissimo Regno. La sua Parola scende lieve nel cuore dei viventi che liberi poi son di porvi ascolto. Che cosa attende colui che rimane sordo alla Sua Parola e la via smarrisce? Il dubbio, o forse peggio il disperante convincimento del nulla al di là del mondo della materia. Un ineluttabile destino lo vedrà, presto o tardi, preda dei mostri della ragione e dell’ego. La solitudine attende colui che all’ego suo rimane avvinto poiché non fu capace di accogliere l’altro! Così accadrà che chi solo a se stesso avrà guardato, solo se stesso avrà compagno. Forse che la Parola del Maestro non fu sempre di esortazione all’abbraccio col fratello? E quanti più fratelli avrò abbracciato in questo mondo, tanti più compagni avrò anche nel nuovo, così che mai in solitudine sarò neanche appresso.

La via iniziatica è ad alcuni concesso faticosamente di percorrere, ma all’uomo semplice è donato, attraverso vie misteriose, il fare propri, senza vaglio di ragione, gli insegnamenti del Cristo, accettandoli così, semplicemente, per poi confarsi ad essi e quindi con rapido passo coprir distanze che ad altri lunghissime, interminabili quasi, sarebbero.

In qualche raro caso e senza apparente motivo, la folgore del Vero balza prepotente a squassare il cuore di chi troppo, troppo a lungo rimase lontano dal sentiero che alla Verità conduce. E’ dono di fiaccola – per divina Grazia – a chi sperduto nel labirinto della ragione, più la strada di Casa non rinviene.

Nessuno disse mai che percorrere la via che Egli indicò fosse sempre facile e gioioso, ma di certo è la più diretta e sicura. “Chi vuole venire dietro a Me prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”.  “Il mio giogo è soave e il mio peso è leggero”.

LA VERITA’

Quanti gli inganni e quanti.

Quante le trappole mortali della falsità che travisa e illude ed addormenta.

Quanta menzogna nella realtà della materia che soffoca il vero e tradisce l’Essenza.

Quante volte l’uomo nella vita mortale ripete a se stesso il falso; quante volte l’ego ci inganna offrendoci agevole transito dalla porta ampia e comoda che per istintiva inclinazione siamo indotti ad attraversare ignorando l’altra, la stretta, ben più ardua e scomoda e dolorosa talvolta?

Disorienta il gioco degli specchi che riflettono una realtà che è fittizia ed illusoria. Solo se, vuoto di “me” (piccolo) saprò pormi dinanzi alla realtà e pensarla senza valutazioni preconcette che mi vincolano al consueto modo di intenderla (impedendomi così di percepirla in modo autentico), potrò avere accesso al Vero. Chi si pone in cammino seguendo la Via che Egli ci indicò, e ci indica, comincia a vedere, comincia a percepire il vero. “Ama il tuo fratello”! “Opera il bene”! Gli specchi allora si infrangono, la benda cade dagli occhi ed il Vero come d’incanto, come luce che rischiara…, prorompendo appare! Poiché la Verità comunque giunge o presto o tardi e annienta il falso che fino ad un attimo prima mi aveva distratto e traviato; ed essa Verità sarà vittoriosa comunque, basterà cercarla ed essa potrà o d’un colpo o a grado a grado condurmi sul retto sentiero della conoscenza prima e della coscienza poi.

Ebrei 4:12 :

La parola di dio è vivente ed esercita potenza ed è più tagliente di qualsiasi spada a due tagli e penetra fino alla divisione dell’anima [greco, psychès] e dello spirito [greco, pnèumatos], e delle giunture e del loro midollo, e può discernere i pensieri e le intenzioni del cuore”.

Apocalisse 1/10-17 :

(…) uno simile a figlio d’uomo. Indossava una tunica lunga ed era cinto all’altezza del petto con una fascia dorata. I capelli della sua testa erano bianchi simili a lana candida, come neve. I suoi occhi erano come fiamma ardente. I suoi piedi avevano l’aspetto del bronzo splendente, quando è stato purificato nel crogiuolo. La sua voce era come lo scroscio di acque abbondanti. Nella sua mano destra teneva sette stelle, mentre dalla bocca usciva una spada affilata a doppio taglio. (…)

In proposito le nostre guide dissero:

(…)

La verità è sola ed unica: essa giace nelle profondità di ciascuno spirito, ma per discovrirla esiste solo un sentiero quello stesso della verità. allora il primo gradino è denudare sé dal pensare evincendo dal proprio io solo il pensiero. Ché pensare e pensiero sono ben differenti. Se io saprò affrancarmi dal mio preconcettuale pormi dinanzi alla realtà potrò compiere l’atto di recepire, ché vuoto soltanto lo potrò. In ciò esorterei i miei. Una volta però recepito il modo e la realtà d’aver conosciuto il vero da altri è giusto valutare: ché ho detto di non pensare, ma di esercitare il pensiero, esso slegato dal binario del comune vincolarlo. La valutazione purtroppo è inferma dalla sopravvalutazione. Essa riguarda il proprio valutare alla luce di sé. Così si soffre di antipatia e simpatia, gioia e dolore senza comprenderne l’essenza. Se io soffro dirò: come soffro! Dovrei recepire vuoto di me il dolore, dunque valutarne l’essenza vale a dire ciò che in quell’evento causa il mio dolore ed il perché: infine dire: così parla il dolore.

V’è netta distinzione che porta alla fine a trasformare la capacità di soffrire in organo di senso: così come l’occhio che non chiede del perché di quel raggio luminoso o di quell’altra tenebra, ma li registra voi neanche accorgendovi d’aver occhi.

La trasformazione avviene allorché riesco a superare la mia sopravvalutazione: ché allorché mi immergo nel dolore già registro l’esistenza dell’occhio senza valutare che, ferito da un raggio abbacinante, vuol, ad esempio, solo indicarmi che colà splende il sole. Allorché tale valutazione diviene corretta assumo la facoltà di conoscere parte del vero. Quando tale mia sensibilità raggiunge un buon livello il vero si incontra con l’inconscio ed il tutto comincia ad apparire. Ma il mio pensare ancora mi porta ad errare. Il pensare umano è infatti continuamente corretto dalla realtà: se sogno cieli verdi la realtà corregge l’errore. Ciò non avviene nei confronti delle realtà spirituali e ciò per un duplice motivo:

– La realtà spirituale non modifica il pensiero onde far salvo il libero arbitrio; così è spesso il pensiero o meglio il pensare a modificare la realtà spirituale, conformandola a se stesso.

– La realtà spirituale non presenta quella condensazione che ha la fisica e che le consente di arrivare a modificare il pensare. Arrivati qui – e poi subito rileggerete – vien giusto di pensare che non vi è altra via se non quella di conformare il pensiero alla realtà spirituale, spogli di ogni preconcetto e col fine di compararlo alla verità. Ma se la mia strada fosse errata? Ciò non va detto poiché tale sfiducia presume già una altra sfiducia: quella nella verità stessa. Ma se inizio con tale diffidenza nei confronti del vero: perché mai ho iniziato? Allora dirò: non so se questa è strada corretta ma so che il solo forte desiderio di percorrerla all’unico fine di raggiungere il vero farà sì che il vero stesso mi distolga da sentieri tributari.

(…)

LA VITA

Ombre noi siamo,

che nel sonno della Coscienza vagano inquiete

Ora da baluginii di luce attratte;

ora stanche di aggirarsi, cieche ed affannate,

nella vana fatica di ricercare, disperate, un faro che, benevolo,

indicar voglia porto sicuro e rinfrancante .

Ombre noi siamo,

brancolanti e sole; libere sì, ma senza mèta,

nell’unica certezza che la morte infine,

termine porrà al loro trascinarsi in pena.

Ombre noi siamo,

che aggrappate alla ragione stanno,

la quale impietosa all’orecchio nostro sussurra:

Morte t’attende, e, nell’attesa,

lo scorrere t’è dato di giorni d’amor vuoti,

che riempirsi vedi solo di dolorose stille.

Il tempo scorre e, con esso, la vita umana scorre,

inarrestabile, in fuga verso il nulla……e verso l’oblìo che annienta,

come già fece con chi prima di te visse la vita, sì, la vita!

Oh uomo, uomo, fragile creatura!

Polvere fosti e polvere tu sarai…per sempre!

Ma davvero, allora, a colui che al mondo guarda, ma pure al Ciel si volge,

un destino di morte è riservato?

Il cuore batte verso l’infinito, ma la ragione ci incatena alla polvere della terra

arida e di sentimenti priva.

Oh vita! Vita! Come mi fosti data, così per certo mi sarai strappata!

E… dunque?

Eppure una voce odo nell’infinita solitudine del mondo

che in me riecheggia insistente e tormentosa:

A te Coscienza fu donata;

sì, proprio a te che ascolti e tuttavia non odi!

Ed è Coscienza del sempiterno e dell’ovunque:

Essa è coscienza che mai muore!

Figlio tu sei di Colui che t’ama e che ti attende,

e che Libertà volle offrire alla Sua creatura

che così rifiutare potrà, se lo vorrà, dono siffatto.

La mia Parola ascolta d’ora innanzi e vivrai per sempre.

Bevi dunque uomo a grandi sorsi l’Acqua di Verità che t’offro

e diverrai… immortale!!

chi crede in me anche se muore vivrà”
e chiunque vive e crede in me
non morirà in eterno
Chi crede in me anche se muore vivrà;…
V’è qui la richiesta di fede a noi rivolta dal Cristo/Gesù così come fu per Pietro che, invitato da Gesù a camminare sull’acqua del lago, ad un certo punto cominciò ad affondare e venne dolcemente rimproverato dal Maestro: “Perché hai dubitato?”.

La fede è posta all’uomo come condizione affinché la promessa si realizzi.

Fede è ciò a cui noi crediamo senza dubbi e senza prove della ragione. Se io credo, quello che credo diverrà reale. Se non credo in un qualcosa, quel qualcosa non sarà. Tale realtà sottile può dunque essere da me mutata al semplice credervi o meno.

Credere in Lui è affidarsi fino ad abbandonarsi a Lui nella certezza che ci ama e che non può ingannarci, non può tradirci; dobbiamo abbandonarci a Lui come un bimbo tra le braccia amorevoli della madre che lo osserva mentre lui con gli occhi socchiusi scivola nel sonno e si addormenta sereno e protetto.

Or dunque fede è credere fermamente nella Sua Parola che sana e che salva e ci racconta di una realtà che non muore. Noi siamo una realtà che non muore, perché la morte del corpo, per coloro che credono in Cristo, non sarà la fine dell’esistenza: noi sopravvivremo alla prima morte (“…laudato si’ o mio Signore per sora nostra morte corporale dalla quale nullo homo può scampare…” – S. Francesco; Cantico delle creature.). Dunque fede, e la fede è capacità di credere al punto da trasformarsi in vera e propria forza.

Essa è preghiera fervida del sé al Sé – che non nega nulla a Se Stesso.
…e chiunque vive e crede in me non morirà in eterno.

Vivrà in eterno grazie alla promessa di “Vita Eterna” per chi in Lui crede e vive.

… perché non disse “Io sarò con voi..”, ma “Io sono con voi, fino alla fine del mondo”.

Nella affermazione v’è la promessa; e nella promessa v’è la certezza che Egli è qui, come in ogni attimo della vita umana: qui ed ora.

Ma, poiché vi sarà dato secondo la Vostra Fede, è a quella che dovete guardare come misura di grandezza di operato e di richiesta.

Vedete, la enormità del Mistero della vita risiede tutto nella Volontà Divina di volere rendere tutto cosciente come Egli è di Sé Stesso. La materia, però, per divenire cosciente ha necessità della parte di Dio che penetri in essa: ed è l’Uomo. Quell’Antropos di cui detto ha dunque capacità divina. Ma detta capacità prende forma via via che la coscienza si sviluppa, e via via che, sviluppatasi, dia spazio alla forza della Fede.

Giovanni evang :

tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui nulla è stato fatto di ciò che esiste”; che “In Lui era la Vita e la Vita era Luce degli uomini”; che “La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”.

S. Paolo: lettera ai Galati

Io, infatti, attraverso la legge morii alla legge per vivere a Dio. Sono stato crocifisso assieme a Cristo; vivo, però non più io, ma vive in me Cristo. La vita che ora io vivo nella carne, la vivo nella fede, quella nel figlio di Dio che mi amò e diede se stesso per me. Non rendo vana la grazia di Dio; se infatti la giustizia proviene dalla legge, allora Cristo è morto per nulla.” (Lettera ai Galati 2 – 19/21 )

Prima che venisse la fede, noi eravamo custoditi come prigionieri sotto il dominio della legge, in attesa della fede che sarebbe stata rivelata. Cosicché la legge è divenuta per noi come un pedagogo che ci ha condotti a Cristo, perché fossimo giustificati dalla fede. Sopraggiunta poi la fede, non siamo più sotto il dominio del pedagogo. Tutti, infatti, siete figli di Dio in Cristo Gesù mediante la fede; infatti, quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo.” (Lettera ai Galati 3 – 22/27)

 

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