CAP XII

SULLA LIBERTÀ

Omnia in pondere et mensura posuit Deus.

Tutto Dio pose secondo pesi e misure.

Così ritenne di donare facoltà di scelta all’uomo e quindi di renderlo libero.

L’anelito alla libertà è sentimento che alberga in ogni uomo in modo insopprimibile ed irrinunciabile.

Il concetto di libertà va circoscritto all’essenza dell’uomo come tale, e pertanto non è possibile ritenere che egli possieda la libertà “absoluta” che è solo in Dio.

Ma vediamo prima di tutto che cosa dobbiamo qui intendere per libertà.

Certo se all’uomo fosse stato concesso di scegliere tra Dio e il Non, avrebbe certamente optato per la prima delle due possibilità: la forza attrattiva di Dio sarebbe stata irresistibile per lui. Dunque dobbiamo supporre che per garantire la condizione di libertà all’uomo Dio gli abbia conferito forze centrifughe (potremmo definirle contro-spinte) e, al tempo stesso, abbia ritenuto di renderSi invisibile all’occhio umano1)1. Potremmo parlare quindi del cd. “Dio ascoso” di Pascal., ‘ché, altrimenti, a nulla sarebbero valse quelle forze capaci di operare il “distacco” (distacco tuttavia non reale ma solo apparente e dunque virtuale) dal Nucleo d’Origine.

Le prime – le forze centrifughe – taluni hanno definito forze “arimaniche2)2. Definizione che ha riguardo alla religione Mazdea dell’antica Persia, che guardava al conflitto tra il Dio del bene Aura-Mazda ed il suo opposto dio del male Arimane, risolto grazie all’intervento del salvatore Saushyiant. Le forze arimaniche sarebbero pertanto forze tenebrose poiché capaci di allontanarci dal Dio del bene. o “luciferiche”. Esse conferiscono all’entità uomo la cosiddetta “egoità” e cioè la capacità, per ognuno, di sentirsi un’entità autonoma ed individualmente cosciente. Esse forze trascinano l’uomo, che vive la materialità, a vedere se stesso come un universo indipendente ed unico, separato dalla restante realtà; una condizione che comporta amore sì, ma egoistico.

Guardando unicamente a quest’ultimo aspetto saremmo indotti ad attribuire connotazioni negative a dette forze. Ma in realtà non è così. Esse, invero, nel conferirci l’egoità ci consentono di percepire noi stessi come esseri dotati di autocoscienza, in altre parole di possedere quell’ “io sono” che ci individualizza e che rende ciascuno consapevole di sé. Questo è il grande, grandissimo dono del Padre Celeste, che con esso elargisce a noi anche quella libertà di cui dicevamo inizialmente. Una libertà che ci consente di criticare Dio, di contrastarLo, di bestemmiarLo, persino di negarLo.

Per tali ragioni non possiamo definire dette forze solo come negative o solo come positive; dobbiamo però accettarle come necessarie, anzi, come indispensabile presupposto della libertà in quanto forze dell’autocoscienza.

La libertà, così ottenuta, comporta, come detto, la facoltà di poter scegliere Dio, ovvero di ignorarLo. Io sarò libero di cercarLo o meno; sarò, per es., libero di tributarmi merito nella scoperta scientifica senza dover esprimere gratitudine ad Alcuno se non a me stesso.

D’altra parte, però, se dovessi accettare Dio, e quindi sceglierLo, dovrei contrastare fortemente proprio quelle forze che, in questo caso, rendono difficile il percorso frutto della mia libera scelta: dovrei soffocare la voce dell’ego che grida, e con essa quella della ragione che all’ego è così strettamente legata. Dovrei rivolgermi non più verso me stesso ma verso i fratelli che intuisco essere parti del mio essere, poiché unendomi ad essi mi proietto verso quel Tutto che liberamente scelsi e verso Cui intendo ricongiungermi.

Vincere se stessi è dunque la meta; sopire le forze arimaniche è la sfida. Ambire a tale obbiettivo diviene alla fine una necessità poiché gradualmente il Sé di ognuno prende consapevolezza di essere porzione – mai realmente separatasi – di quel Tutto Cui oggi anela.

E ciò accade anche per coloro che hanno serbato più vive di altri le forze arimaniche, nell’illusorio convincimento che così avrebbero salvaguardato la propria individualità ad aeternum! Anche su costoro – non potendo essi persistere indefinitamente nell’errore – prevarrà la vittoria del Vero.

Ma non è tutto. Alla fine l’uomo, che liberamente scelse di sciogliersi dal legame egoicoscoprendo di essere parte non separata del Tutto – e dunque egli stesso il Tutto – raggiungerà quella Libertà che sorprendentemente apprenderà essere non più relativa ma assoluta, quale è in Dio; comprenderà d’essere figlio Suo e dunque della Sua stessa natura.

Ma a quel punto ci si smarrisce, la mente si perde nell’infinità dell’Essere e miseramente annega nell’oceano sconfinato dell’umanamente inconcepibile.

Dio dunque non si impone all’uomo, ma nemmeno Gli si nega, semmai Si nasconde a lui e, nascondendoSi, gli permette di essere libero di sceglierLo o meno, riconoscendogli in tal modo più merito per la ricerca o, in caso contrario, concedendogli amorevole giustificazione ove non l’avesse intrapresa (poiché Lui si era nascosto!).

E’ dunque la libertà, dono divino, che realizza la parte oscura di Dio, quella che potremmo definire “Male” (Male che in Dio dobbiamo sempre ricordare essere privo di apprezzamento morale). Dio dunque accetta il male come conseguenza del dono di libertà elargito ai Suoi figli. E’ una zona d’ombra destinata tuttavia a non rimanere tale. Non si pensi che Dio sia in ciò condizionato o necessitato, anzi; la Sua perfezione passa proprio da ciò: se non avesse fatto dono di libertà non avrebbe realizzato Se Stesso come Dio d’Amore; se non fosse stato Dio d’Amore sarebbe stato un Dio senza Giustizia, non avrebbe cioè posto tutto secondo pesi e misure; e ciò in conflitto con la perfezione e l’armonia. Ecco come l’un punto poggia necessariamente sugli altri due che andiamo più oltre ad esaminare.

Ciò premesso leggiamo un passo di origine medianica:

E’ soltanto dopo l’antropos del Cristo che inizia la risalita (antropos da ana trepo = mi rivolgo verso l’alto). Tuttavia, la risalita, che dopo il Cristo è SCELTA LIBERA, presenta un bivio: quello della strada dell’alto e quella del basso. Però, che la strada dell’Alto sia del tutto seducente ed attraente (inteso come attrazione irresistibile), è pacifico. Ma allora verrebbe meno la libertà di scegliere o non l’Alto. A ciò provvedono le Contro-Forze che, a solo fine di beneficio di libertà, sono – per così dire – tollerate dall’Eterno.

Orbene, se nell’ondivago scendere verso il basso per l’inizio dell’autocoscienza (perché ciò vale per ogni uomo e per tutti gli uomini) il mio percorso sarà incerto e contraddittorio, allorquando sarò comunque nella dimensione di Antropos, potrei in effetti essere nell’impossibilità di scegliere liberamente perché più fragile, meno attratto verso l’Alto e più condizionato da controforze. L’Amore vero consiste (e pur Iddio fa ciò) nel dare tuttavia un piccolo – per così dire – “aiuto”; ed è aiuto di Amore e di Preghiera.

Badate che nessuno è immune dalle contro-forze: esse sono anche all’interno di voi quando l’ordinario vince, con il suo tonare di voce, l’astrale.

Note

Note
1 1. Potremmo parlare quindi del cd. “Dio ascoso” di Pascal.
2 2. Definizione che ha riguardo alla religione Mazdea dell’antica Persia, che guardava al conflitto tra il Dio del bene Aura-Mazda ed il suo opposto dio del male Arimane, risolto grazie all’intervento del salvatore Saushyiant. Le forze arimaniche sarebbero pertanto forze tenebrose poiché capaci di allontanarci dal Dio del bene.
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