CAP IV

Su Gesù

Nelle varie epoche storiche si sono succeduti grandi profeti, spiriti elevatissimi, che hanno aiutato l’umanita’ indicandole la corretta via da percorrere. L’uomo non è stato mai abbandonato a se stesso, ma sempre è stato seguito ed assistito dall’Alto ed in modo tale che la sua liberta’ – grande dono di Dio – rimanesse intatta1)1. Sebbene per comodita’ espositiva si parli di Liberta’ come “dono” di Dio, occorre precisare che tale condizione offerta all’uomo appartiene, potremmo dire, alla fisiologia stessa di Dio.. Da tempo immemorabile grandi uomini iniziati sono stati interpreti dell’Amore del Logos verso l’umanita’; Spiriti illuminati che si erano preparati attraverso la dura disciplina e lo studio di scienze occulte impartite da segrete scuole di iniziazione ai Misteri cui si rendeva necessario il voto del silenzio: Krishna, Mosè, Pitagora, Platone, Buddha e, naturalmente, Gesù, il più grande di tutti, il quale ruppe clamorosamente la tradizione del segreto e rivelò il sapere nascosto affinché a tutti coloro che avessero voluto, fosse concesso di comprendere la Parola, penetrare il Mistero, prenderne coscienza e seguire il cammino della salvezza per se stessi e per i fratelli meno pronti2)2. Tutta l’attivita’ pubblica di Gesù di Nazareth è volta a tal fine, anzi di più: vi sono tappe che, come descritte nei Vangeli, vengono rappresentate realmente e palesemente (salvo alcune destinate a pochi specialissimi): così abbiamo il battesimo sul fiume Giordano (che avveniva attraverso l’immersione nell’acqua, simbolo della metanoia, ma anche e soprattutto di nascita a nuova vita ); il discorso della montagna (da intendersi come paraskenè, o preparazione), in cui si fa ampiamente riferimento alla Legge – per coloro che ancora sono cefa, cioè pietra – e conseguentemente sono sottoposti alla legge del Karma (la legge della causalita’ = dare-dato avere-avuto), gia’ ampiamente esposta in altre epoche ed altre latitudini dal Buddha, i cui insegnamenti erano volti innanzitutto a sottrarre l’uomo al ciclo delle rinascite; la purificazione o teleiosis, rappresentata dai miracoli (le guarigioni in realta’ avvenivano poiché il Cristo, purificando l’anima dal peccato che si manifestava esteriormente nel corpo fisico attraverso la malattia, curava conseguentemente anche quest’ultima). Segue la visione dall’alto, o Epiphaneia, ravvisabile nella Transcirconfondensazione luminosa di Gesù a colloquio con Elia e Mosè, visione cui assistono solo coloro in grado di poterlo fare, gli specialissimi Pietro, Giovanni e Giacomo. Seguono la crocefissione, la morte, la resurrezione da essa ed infine l’ascensione. Ma, come solo a pochi è noto, questi ultimi costituiscono i restanti e più gravi passaggi della Iniziazione Cristica come ebbero ad attraversarli San Francesco d’Assisi ed altri santi anche in tempi recenti.
Quale la Sua missione? Riattivare i canali di comunicazione ed interscambio tra il “Sé” di ciascun uomo, allontanatosi (sia pur apparentemente) dalla Fonte ed ormai isolato, e gli altri suoi Corpi sottili: in uno il “sé”.

E cronologicamente ripercorriamo in breve le tappe che hanno segnato l’evoluzione dell’uomo.

In un tempo lontano l’io cosciente di sé era incapsulato, durante la vita terrena, in tre involucri: il corpo fisico (ovvero “ordinario”), il corpo eterico (o “sottile”) ed il corpo astrale (o “causale”). Mentre in epoca remotissima l’io agiva sui tre corpi, consentendo la possibilita’ di interscambio di conoscenza su di essi e fra di essi (donde la conoscenza intuitiva, per una sorta di appercezione, di verita’ spirituali), nell’era del vecchio testamento l’uomo si era a tal punto immerso nella materialita’ che l’io cosciente non aveva possibilita’ di emersione attraverso i tre corpi. La Legge veniva introdotta ab externo nel corpo astrale (che era il più elevato dei tre) e faticosamente recepita dall’uomo quale guida alla sua condotta. In tale condizione l’evoluzione spirituale necessaria per l’emersione dell’ io cosciente (attraverso la conoscenza del sé)avrebbe richiesto tempi lunghissimi ed un percorso estremamente doloroso.

In quel tempo giunse il Cristo. Ossia la Misericordia Dei operò in soccorso dell’umanita’ nel modo più diretto: entrando Essa Stessa, per il tramite del Maestro, direttamente nella storia; non perché Dio entra nella storia, ma perché l’uomo entra nella storia. E Gesù fu l’uomo che, entrando nella storia, fu portatore dell’Amore divino che si diffuse per il mondo e fu lievito di Misericordia per l’intera umanita’.

       Si è sostenuto che la scelta di Dio su un discendente della Stirpe di Davide lega la sua figura inscindibilmente alla storia di Israele e non a quella universale. Ciò non va detto! Il tempo ed il luogo nei quali si registrò l’apparizione e l’opera di Gesù non furono casuali. I parametri spazio-temporali (quel tempo e quel luogo) costituiscono una mirabile coniugazione tra la liberta’ dell’uomo e la necessita’ di questo acché l’Io venisse penetrato dall’influsso salvifico del Logos, influsso che doveva (proprio per rispettare il principio intangibile di liberta’ dell’uomo) essere destinato ad una ristretta cerchia di persone: i dispersi figli della Casa di Israele. Inoltre Egli non sarebbe potuto giungere prima di tale epoca poiché ancora vi era possibilita’ da parte dell’uomo di ritrovare da solo il cammino per la risalita; non dopo, perché tardiva sarebbe stata allora l’azione salvifica. Questa non avrebbe potuto produrre gli “effetti” necessari nell’uomo che, a causa dell’eccessivo assorbimento dell’Io nel fisico, sarebbe divenuto troppo sordo alla Parola, che sarebbe rimasta pertanto sterile. In tal caso tempi lunghissimi sarebbero occorsi perché l’opera di emersione dell’ io sono umano potesse giungere a buon fine.

Sulla figura esoterica di Gesù e sulla Sua missione è necessario soffermarsi un po’ più per meglio comprendere la portata dell’impresa salvifica.

Non ci si addentrera’ in disquisizioni ed analisi volte a dimostrare la esistenza storica di un profeta di nome Jhoshua (Gesù) ben Giuseppe Pediah della stirpe di Davide dandola per scontata come testimoniano molteplici fonti storiche e concordanti riferimenti probatori 3)3. L’evangelista Matteo, come noto, si attarda all’inizio del suo scritto, nel raccontarci la genealogia di Gesù di Nazareth.. Gesù di Nazareth – sulla cui natura umana non v’è da dubitarsi essendo Egli nato da donna – solo intorno ai 35 anni inizia la Sua vita pubblica.

Dell’infanzia di Gesù sappiamo poco ed ancor meno della vita che Egli trascorse dai 12 ai 35 anni circa. Taluno sostiene che li passò presso una comunita’, quella dei Nazorei, cioè degli Esseni, che, insediata sulle rive del mar Morto, conduceva una condotta di vita etica e fraterna. Della comunita’ inoltre facevano parte i Maestri di conoscenza e di verita’ che impartivano ai giovani, particolarmente versati e dotati, insegnamenti occulti secondo un’antica quanto misteriosa regola. Taluno ritiene che a tali pratiche Gesù fosse stato “iniziato”, divenendo Egli stesso Maestro e depositario di tale Scienza e delle sue discipline, che permettevano il controllo ed il dominio di misteriose energie e delle forze della natura ignote agli uomini comuni. Della lunga permanenza in tale comunita’ sarebbe rimasta traccia nella sua caratteristica tunica: una veste dalla tessitura particolare e priva di cuciture che, come è descritto nei vangeli, i soldati ai piedi della croce si disputarono a sorte.

In Gesù si concentrarono poteri magici, medianici e taumaturgici e, ad un tempo, sentimenti di bonta’, di compassione, di altruismo e di sacrificio. Questo l’uomo che, per poteri, conoscenza, cultura, doti morali, giganteggiava (anche fisicamente) tra i suoi simili del tempo, e che, proprio per tali eccezionali capacita’, era votato ad altrettanto eccezionale destino.

Egli, alle moltitudini accorse, poiché desiderose di ascoltare la Parola, accarezzava le corde del cuore con la Sua voce che come musica scendeva giù nelle profondita’ dell’anima stravolgendo la mente e mutando la vita di chi lo udiva assistendo ai Suoi ammaestramenti, alle Sue guarigioni miracolose. Insegnava servendosi talvolta di parabole per essere più comprensibile e rendere più facilmente assimilabile l’essenza della Parola indirizzata alle moltitudini: il Pane di Vita; e le folle si aprivano alla speranza poiché si sentivano comprese, accolte, consolate, guarite.

Ai suoi discepoli, in segreto, spiegava e dipanava i nodi delle questioni più complesse da comprendere e che sconfinavano nel sapere occulto. Ma perfino tra costoro solo pochi erano in grado di seguire gli insegnamenti più elevati: Giovanni, Giacomo e Pietro.

E’ necessario tener ben distinte la figura di Gesù di Nazareth (altresì definito l’Agnello o Unto del Signore) dal Logos Solare Universale e rammentare come Quest’ultimo sia penetrato nelle componenti sottili e fisica di Gesù divenendo un tutt’uno con Lui. Questo ci permette inoltre una migliore comprensione di passi evangelici che ci rimarrebbero altrimenti oscuri dal momento che in genere il lettore non fa distinzione fra le due figure.

Va premesso che tutta l’attivita’ iniziatica e di disciplina condotta da Gesù costituì la preparazione del proprio essere all’accoglimento della Divinita’: Egli infatti aveva raggiunto un tale grado di perfezione da essere idoneo a tale compenetrazione.

V’è da chiedersi in quale specifico momento si sia verificata la accoglienza del “Sé” nel “sé” di Gesù.

L’evento, che ha portata fondamentale e grandiosa ad un tempo, si svolge sul fiume Giordano e viene registrato e riportato dall’Evangelo di Matteo con il racconto del battesimo di Gesù da parte di Giovanni Battista.

E’ da precisare che il battesimo in generale, anche quello dei nostri giorni – sebbene non compreso dai più nel suo significato profondo –, va inteso come “passo di iniziazione”. Del resto negli Evangeli sono evidenziati (per chi vi sappia leggere) molteplici tappe iniziatiche. Ma in definitiva che cosa è il battesimo? Esso è rito, e come tale esplicante un forte potere evocatorio di energie cosmiche; esso sancisce in chi vi si sottopone la ferma promessa di un cambiamento di vita (dunque una conversione), l’abbandono di quella dissoluta ed egoistica per intraprenderne altra nuova, retta nei pensieri e nelle opere: la meta’noia (mutamento della mente). Il rito permette nel contempo al battezzando di aprirsi all’inondo della Divinita’ col manifestare la libera volonta’ di accoglierLa. Nel discepolo battezzato, dunque, si opera un cambiamento, una rinascita poiché il battesimo dovrebbe essere inteso come cerimonia di accoglimento della Divinita’, ovvero accoglimento del Logos/Sé nel “sé” . Non a caso esso avveniva – e lo dovrebbe ancora – mediante immersione completa dell’individuo nell’acqua e, così come si nasce biologicamente dalle “acque” del liquido amniotico, parimenti si “rinasce”, emergendo rinnovati dalle acque del fonte battesimale: si ritualizza in tal modo il momento sacro in cui l’uomo che cerca Dio, per averLo liberamente e consapevolmente scelto, tende la sua mano verso l’Alto acché l’Alto lo incontri, lo abbracci, lo inondi.

Anche Gesù si sottopose pubblicamente al rito che in quel caso palesò un evento grandioso e sconvolgente: nel Logos si perfezionò il coniugio tra l’uomo Gesù e Dio. Come fa notare Epifanio nel vangelo del proto Matteo: “(…) E salito che fu dall’acqua, si aprirono i cieli ed Egli vide lo Spirito Santo, in forma di colomba, che scese ed entrò in Lui4)4. E non come recita il Vangelo di Matteo, verosimilmente modificato ad hoc da S. Paolo, : “…scese su di Lui”.. Ed una voce disse dal Cielo: “ Tu sei il mio figlio diletto. In te mi sono compiaciuto ( εύδοκέω = il compiacersi )”. Ed ancora: “Oggi ti ho generato. (…)”.

Bene, come detto in precedenza, da quel momento in poi, fino a quando Gesù pronunziera’ sulla croce la frase “Eli, Eli lama sabactani?” (Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?), vi sara’ una perfetta aderenza e fusione tra la Divinita’ (il Sé/Logos) ed il “sé” di Gesù di Nazareth, tale che nel lettore dei vangeli canonici non possa distinguersi quasi l’Uno dall’Altro. Nel Vangelo stesso Gesù proclama apertamente ciò nell’affermare: “Io e il Padre siamo Uno” (Giov. 10-30); “Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che Gli sono gradite”. (Giov.  8-29).

E’ grazie alle doti medianiche di Gesù che il Logos parla attraverso Lui, anzi attraverso l’apparato fonetico di Gesù che chiama “il figlio dell’uomo”.

Ciò è ravvisabile in molteplici passi evangelici che, solo se intesi in tal modo, appaiono nella loro piena chiarezza:

  • Ecco: noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’Uomo sara’ dato in mano ai principi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno in mano ai gentili; lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno; ma egli dopo tre giorni risorgera’” (Mc. 10/33-34).
  • ed aggiunse: “E’ necessario che il Figlio dell’’Uomo soffra molto, sia condannato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, sia messo a morte e risorga il terzo giorno” (Lc. 9/22).
  • Mentre si aggiravano per la Galilea, Gesù disse loro (ma in realta’ è la divinita’ che parla di Gesù): “Il Figlio dell’Uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini che lo metteranno a morte; ma il terzo giorno risorgera’”. (Mt. 17/22).
  • Gesù rivolto ai discepoli chiede: “Voi chi dite che io sia?”; Simon Pietro risponde: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”; e Gesù: “ Beato sei tu o Simone figlio di Giona, poiché né la carne, né il sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei Cieli.” (…) poi comandò ai discepoli di non dire a nessuno che egli era il Cristo”. (Mt.16/13 – 20).
  • In occasione delle 3 tentazioni nel deserto cui il Cristo risponde: “Non di solo pane vivra’ l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio; non tenterai il Signore Dio tuo; adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo presterai culto”.
  • Gli dice Filippo: “Mostraci il Padre e ci basta”. Gli dice Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e non mi hai conosciuto Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire “mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre ed il Padre in me? Le parole che io dico non le dico da me stesso; il Padre che dimora in me fa le Sue opere. Credetemi: io sono nel Padre ed il Padre è in me. Almeno credete a causa delle opere stesse. In verita’, in verita’ vi dico: chi crede in me, anch’egli fara’ le opere che io faccio e ne fara’ anche di più grandi. (…) (Gv. 14/6-13).

Nulla nega il Logos a Gesù che Gli chiede – non certo per proprio vantaggio o gloria – di perdonare, di guarire, di sanare, di riportare alla vita; ed il Logos – Padrone e Signore della vita e dell’universo – perdona, sana, guarisce, resuscita coloro per i quali Gesù, amandoli, prova compassione, tenerezza, comprensione.

Con il dono di fòtismos (miracoli ed altro) Cristo forzò dolcemente in taluni l’azione di penetrazione dell’Io sui tre corpi minori; in altri vi fu spontanea accoglienza della Parola/Logos, poiché Egli riusciva a sussurrare ai loro cuori, incantandoli; pochi altri ancora chiesero fiduciosi (come la donna sirofenicia) la Parola che Egli donò dissetando con acqua di Vita; e con Acqua di Vita ancora oggi continua a dissetare. Dico ancora oggi poiché il dono del Cristo non si esaurì in quell’evento storico lontano di molti anni, ma persiste e continua a produrre i Suoi benèfici effetti sull’umanita’, specie in coloro che riescono a credere senza avere visto e che Lo accolgono anche se tardivamente. Quell’evento – circoscritto ad una minuscola cerchia di persone di una piccola comunita’ di una lontana provincia romana, fortemente radicata ad una tradizione religiosa talvolta fuorviante e densa di ipocrisie – salvò il mondo.

In Gesù abbiamo la prima manifestazione di ciò che potenzialmente ciascun uomo possiede, fino a giungere alla Resurrezione che costituisce sublimazione della materia che dal “sé” (male perché egoica rappresentazione della separatezza dal tutto) si “trasferisce” nel “Sé” (Bene), aprendo in tal modo un nuovo ciclo.

Al compimento della missione il “Sé” chiude ogni comunicazione con Gesù, ossia con il Suo piccolo “sé” poiché è necessario che il Messia, da solo alla stregua di qualunque altro umano mortale, affronti la sofferenza della tortura, del patibolo e della morte; ed infatti  in quel momento estremo, l’abbandono del Padre (come Egli chiamava il Logos) provoca in Gesù umanissima ed infinita solitudine. Ma allorché recita la nota frase: “Eli, Eli lama sabactani?” (“Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”) la sua fede titanica ha gia’ vinto. Pur immerso nel più profondo senso di abbandono, non è questo il grido di disperazione che Gesù morente rivolge al Padre (come taluno ha voluto intenderlo fuorviandone il senso), bensì la citazione in ebraico antico del versetto del Targum che preannunziava la venuta del Cristo. Con quelle parole Gesù certifica fino all’ultimo di essere proprio Lui il Messia preconizzato dalle scritture e tanto atteso. Gli astanti (di lingua aramaica) non comprendono infatti il suo dire e credono che stia invocando Elia, come riporta fedelmente il Vangelo di Matteo (Vs. Mt.27/45-49).

La seconda grande rivoluzione fu quella di rendere i Misteri accessibili a tutti e non esclusivamente a pochi adepti: di qui il simbolo del velo del Tempio che si squarcia, rendendo così tutti potenziali partecipi del Dono.

Fino ad allora infatti, il rito dei Misteri veniva celebrato dai soli sacerdoti all’interno di un’area del Tempio celata alla vista del popolo da una grande tenda, una cortina che nel rito Cristiano Ortodosso è oggi sostituita dall’iconòstasi, inesistente nel rito Cattolico.

Che cosa ci ha lasciato il Cristo-Gesù? Il Suo sacrificio ha permesso di dare a noi in dono la Chiave… la chiave che può consentirci di aprire il battente del Cielo 5)5. L’immagine sotto il profilo simbolico non è nuova; basti rammentare il mito di Prometeo che si sacrifica per “rubare” il fuoco agli Dei e farne dono all’uomo. Il gesto gli costera’ il supplizio senza tempo… : incatenato alla montagna subira’ i tormenti di un aquila che gli divorera’ il fegato, organo che, ricrescendogli di continuo, lo costringera’ a subire un perenne tormento..

Come il seme, che nascosto nella terra deve morire e marcire entro essa per dare la possibilita’ alla spiga di nascere e di portare frutto, così il Figlio dell’uomo ha dovuto accettare la morte che è divenuta transito necessario acché la Vita trionfasse. Ma se quel seme, che riconosciamo nel Gesù di Nazareth, dovette cedere al tempo ed alla storia – poiché nel tempo e nella storia era ed è immerso l’uomo – non così è per il Cristo/Logos che, al pari del sole – la nostra stella che ci illumina e scalda dalle profondita’ dello spazio – scalda dall’interno i cuori degli uomini d’ogni tempo che liberamente scelgono di accoglierLo.

Il piano salvifico perdura nel tempo umano poiché, come ci racconta Giovanni nell’Apocalisse, nell’accettare il libro suggellato sette volte, Egli si impegnò ad accompagnare le sue pecore finché anche l’ultima non fosse messa in salvo. Egli considera gli uomini propri fratelli e, da Fratello Maggiore, interpretando, ma soprattutto facendo Suo, non tanto il volere quanto l’amore del Padre, è disceso in soccorso per ricondurli a Lui : … e si offrì, si offre e si offrira’ in DONO!!!

L’avvento sulla terra di Gesù, è da intendersi dunque come DONO all’Umanita’ che il Grande “Sé” di Gesù elargisce avendo dapprima incarcerato nella carne e calato nell’umano dolore Se Stesso, ed essendoSi impegnato poi a non lasciare da sola l’umanita’ dolente, ma a mantenere il legame con essa fino alla fine dei tempi.

La fusione col Logos, così come avvenne con Gesù di Nazareth, è potenzialmente realizzabile in ogni uomo 6)6. La questione tormentò non poco i padri della ancor giovane chiesa cristiana dei primi secoli. Il principio di fondo si incentrava sulla essenza del Cristo: natura umana o divina? Creato al pari degli altri uomini (come sosteneva Origene e seguaci) o generato da Dio per filiazione? Nel 325 d.C., il Concilio di Nicea, voluto dall’imperatore Costantino, risolse sul piano formale il contrasto optando per la natura divina e perfetta di Gesù, contrariamente a quella umana che, incline al male perché gravata gia’ alla nascita dal peccato originale, necessita dell’intermediazione della Chiesa che volga l’uomo al bene – e dunque verso Dio – affinché ottenga la salvezza eterna. Una scelta teologica che – non ammettendo il dissenso pena l’accusa di eresia – offriva ovviamente un immenso potere temporale alle gerarchie ecclesiastiche oltre che il dominio delle coscienze. (Tema dottamente e mirabilmente trattato da Elizabeth Clare Prophet nel suo libro “Reincarnazione – L’anello mancante del cristianesimo” – Armenia editore)..

Poiché però ogni creatura umana è lasciata libera, occorre che vi sia una primigenia volonta’ autonoma da parte dell’uomo di ricevere il Logos; in secondo luogo che egli si renda accogliente all’inondo della Luce. Se vi saranno le premesse e le condizioni necessarie, il piano vibratorio umano cambiera’ e si trasformera’.

Ecco perché Giovanni nell’incipit del suo Vangelo ci dice della vibrazione alta, rappresentata dalla Vita, ossia dalla Luce che il Logos infondeva.

Morire alla carne – ma presumibilmente anche alle altre componenti animiche di cui siamo composti – rappresenta, come si è detto, l’omega di un ciclo che però è anche, al tempo stesso, l’alfa di un ciclo nuovo che appartiene ad un piano vibrazionale più elevato: la resurrezione dell’uomo vivificato dal Logos.

Dunque Gesù è il primo uomo risorto, ma è anche nunzio di resurrezione per l’umanita’ intera quando i tempi saranno giunti a maturazione.

L’Amore che è nel “sé” (che è poi Misericordia del Logos verso il “sé”, ovvero della Luce verso la sua parte di ombra) come prima scintilla è l’Alfa, il principio.

Nessun uomo ne è privo; anche il peggiore, il più crudele, non rimane insensibile all’amore e, pur in minima parte, ama. Perfino Hitler amò. Di quanta tenerezza sono intrise le immagini del film che lo ritraggono con il suo cane lupo Blondie! Anch’egli percepiva dentro di “sé” la Voce d’Amore del Logos. Egli, sia pure a suo modo, amò la Germania, ma, ahimè, la volle grande, potente e dominante anziché evoluta e generosa.

E’ in definitiva l’amore che spinge e muove l’uomo il quale, per tappe successive, “crescera’” in conoscenza, in amore ed in coscienza, percorrendo ciascun gradino via via più elevato, attraverso le fasi “Beta” e “Gamma” e “Delta” etc., fino a giungere a quella plenitudine di Amore di cui solo Gesù crediamo capace di riempirSi e quindi spandere e che trova apparente conclusione (l’Omega) nell’estremo sacrificio del dolore e della morte sulla croce.  “ Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo7)7. L’Alfa e l’Omega, sono, rispettivamente, la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco, che ci suggeriscono il concetto di “inizio e fine”, ma di che cosa? Potremmo affermare della Coscienza, ma soprattutto dell’Amore che, in colui che ha preso consapevolezza, prorompe e si traduce in misericordia divina Sua e sua. Se alle lettere greche sostituiamo quelle ebraiche (più attinenti sia al luogo che all’epoca in cui Gesù avrebbe pronunciato la citata affermazione) , avremo l’ “alef” e la “tav”. In questo caso il simbolo si arricchisce di ulteriore significato: la lettera “alef” trae graficamente origine dal simbolo del toro “˅” (l’Animale che indica forza primordiale, vita iniziale) che, capovolto, diventa “˄” e poi “A”. Anche l’alfa greca, ha analoga provenienza: dal simbolo “Ȣ” (il toro) che, se coricato verso destra oltre a ricordarci il segno del “pesce” (simbolo cristiano), da’ origine all’alfa “α” la prima lettera dell’alfabeto greco: l’ Origine o il Principio. L’ultima lettera dell’alfabeto greco è l’omega, “ω”Aquest’ultima si giunge passando per i primitivi segni “ɯ” (simbolo delle acque, o del mare) e “τ” (simbolo della croce). Essendo l’omega l’ultima lettera dell’alfabeto greco, rappresenterebbe la conclusione del percorso, ma da questa giungiamo all’infinito, “” graficamente rappresentato da un’omega chiusa. Se però abbiamo riguardo solo all’alfabeto ebraico dovremo iniziare con la prima lettera, l’ “Alef” per terminare con l’ultima lettera che è la “Tav”; quest’ultima ci suggerisce, ictu oculi, il simbolo della croce: dunque l’inizio il “toro”, la conclusione la “croce”. Ma se la croce è simbolo della fine, lo è perché chiude un ciclo per aprirne uno nuovo. Ecco che allora prende corpo altro simbolo, quello della “spirale”: il cerchio che, nel momento stesso in cui si conclude trova nel punto di chiusura identico punto di partenza, ma su un piano superiore..

Nell’Apocalisse Giovanni ci dice che in Cielo non si trovava alcuno capace e degno di condurre a termine la missione salvifica dell’umanita’; per tale motivo egli prese a piangere… chi mai avrebbe potuto esserlo? Chi mai avrebbe accettato tale missione? L’evangelista allora, confortato dalla voce dell’Angelo, ci racconta:

Non piangere. Ecco ha vinto il leone della tribù di Giuda, il rampollo di Davide affinché apra il libro ed i suoi sette sigilli”. “In mezzo al trono ed ai 4 Viventi ed in mezzo agli Anziani vidi un agnello eretto, come sgozzato. Egli aveva sette corna e sette occhi che sono i sette Spiriti di Dio inviati per tutta la terra. Allora venne e ricevette il libro dalla destra di Colui che siede sul trono.

E quando ebbe ricevuto il libro, i 4 Viventi ed i 24 Anziani si prostrarono davanti all’Agnello (…) e cantavano un cantico nuovo, dicendo:

Tu sei degno di ricevere il libro e di aprire i suoi sigilli.

Poiché sei stato sgozzato ed hai riscattato a Dio con il tuo sangue

 uomini di ogni tribù e lingua, e di ogni popolo e nazione

e ne hai fatto per il nostro Dio un regno

di sacerdoti e regneranno sulla terra”.

Quello Spirito Altissimo era Gesù, l’unico che avrebbe potuto attuare il piano universale di salvezza sulla terra: possedendo i 7 Spiriti di Dio poteva infatti identificarsi in Lui e rappresentarLo trasformando noi tutti in “sacerdoti”, ossia donandoci l’opportunita’ di divinizzarci.

Abbiamo così Dio Stesso (il Logos) che viene nel mondo (ossia partecipa direttamente della vicenda umana) facendoSi carne attraverso Gesù (l’Agnello immolato): il Cristo 8)8. Cristo (dal greco Χριστός, Christòs) è la traduzione greca del termine ebraico מָשִׁיחַ (mašíaḥ, cioè “unto”), e dall’aramaico məšīaḥ (מְׁשִיחָא), dal quale proviene il termine “messia”. Il significato di questo titolo onorifico deriva dal fatto che nell’antico medio oriente re, sacerdoti e profeti venivano solitamente scelti e consacrati tramite l’unzione con profumi ottenuti da essenze aromatiche oleose..

Dunque l’Unto del Signore, ovverosia, colui che è stato consacrato dal Signore poiché da Dio Stesso ha ricevuto riconoscimento di altissimo, nobilissimo rango.

L’evento sconvolgente era atteso dagli ebrei poiché era stato annunciato nelle scritture da profezie: “Ecco invio il mio messaggero; egli preparera’ la via davanti a Me. Subito entrera’ nel suo santuario il Signore che voi cercate; l’angelo dell’alleanza che voi desiderate eccolo venire, dice il Signore degli eserciti. Chi sosterra’ il giorno della sua venuta? Chi resistera’ al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore, è come la soda dei lavandai. Egli siedera’ a mondare e purificare. Purifichera’ i figli di Levi” . (Ml. 3/1-3).

Ecco, io vi invio Elia il profeta, prima che venga il giorno del Signore, grande e spaventos,! Egli ricondurra’ il cuore dei padri ai figli e il cuore dei figli ai padri, affinché io non venga a colpire il paese d’interdetto!”. (Ml. 3/23).

Sono passi delle profezie di Malachia il quale preannuncia l’arrivo di un messaggero (Gesù) che aprira’ la via che duce a Dio. Gesù, messaggero del Signore, ha effettivamente infranto le catene dell’umano genere e indicato la strada da percorrere all’indirizzo del Padre. Il Signore (ossia il Logos) – afferma ancora il profeta – entrera’ subito nel corpo (anche nei vangeli il corpo fisico è chiamato da Gesù santuario o tempio) del messaggero che è un angelo (in senso greco anghelos significa nunzio, messaggero) il quale intraprendera’ un’azione purificatrice.

Prima della venuta del Messia ritornera’ Elia per predisporre per tempo coloro che sono i destinatari del messaggio acché questo non li trovi impreparati.

Come sappiamo Gesù, rispondendo ai discepoli che gli dicevano che, stando alle scritture, sarebbe dovuto tornare Elia, fece capire ai suoi che le profezie si erano avverate e che Elia era gia’ arrivato, ma che nessuno lo aveva riconosciuto essendosi reincarnato in Giovanni il battista, il santo predicatore e battezzatore e convertitore delle genti 9)9. Allora i discepoli gli domandarono: “Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?” Ed egli rispose: “ Sì, verra’ Elia e ristabilira’ ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è gia’ venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il figlio dell’uomo dovra’ soffrire per opera loro”. Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni Battista. (Mt. 17/10-14) . Quest’ultimo è descritto da Matteo evangelista come persona coperta da una veste di peli di cammello stretta ai fianchi con una cintura di pelle e che si nutriva di miele selvatico e locuste così come faceva Elia (v.si 2° Libro dei re 1/8. “ (…) Gli risposero: “ E’ un uomo vestito di pelo con una cintura di cuoio stretta ai fianchi”. Quegli esclamò:” E’ Elia il Tisbita!”).

L’altissimo “Sé” (grande) di Gesù dunque ha interpretato appieno la parte del figlio carcerandosi nel “sé” (piccolo) umano, ma anche quella del Figlio aderendo in pieno al Logos, seconda persona, di Cui ha colto totale Consapevolezza lasciandosi completamente permeare ed anzi divenendo Egli Stesso Logos Solare Universale perfettamente compenetrandosi ed identificandosi in Esso.

Ecco la ragione per la quale sopraggiunge la “resurrezione”; in questo caso ravvisabile nell’esplosione del “Sé” che si libera della spoglia e che trasforma il cadavere di Gesù in fotoni di luce (Sindone); ovvero resurrezione della carne – come vuole intenderla la Chiesa cattolica -, ma che è in realta’ la rappresentazione manifesta sul piano fisico del passaggio dalla realta’ tenebrosa del non-essere a quella luminosa dell’Essere.

Il “sé” (piccolo) morendo dona vita cosmica al “Sé” (grande) di Gesù che diviene per noi Vero Dio e vero uomo. Così operando Egli legò karmicamente il suo “Sé” (ormai dilatatosi in termini di coscienza tali da essere da noi equiparabile a Dio) al destino dell’uomo, di ciascun uomo.

In conclusione Egli può affermare “sono l’Alfa”, il principio, perché il Logos nella Misericordia divina si fa carne; può altresì affermare “sono l’Omega”, la fine, poiché il Logos per Misericordia Divina giunge alla croce ed attraversa la morte così come la attraversano tutti gli uomini incarnati. Con la morte fisica chiude il ciclo, ma per aprirne uno nuovo che si palesa all’uomo attraverso la Sua resurrezione.

Gesù dunque resuscita, ma non per tornare ad essere quel Gesù come fisicamente lo conobbero i discepoli.

Gesù risorto ha perduto le fattezze somatiche umane; Egli ha assunto una figura/immagine umanizzata prodotta dal Suo Sé/Logos Solare; non viene infatti riconosciuto da Maria di Magdala che lo scambia per l’ortolano del campo in cui si trovava la tomba ormai vuota; Gesù ha vinto la morte, è risorto.

Questo il messaggio finale che rimane all’umana progenie che si dibatte nel dubbio della ragione: “Tu uomo puoi vincere la morte come Io feci”; questo il simbolo che Lo rappresenta: Una tomba vuota!

Accogliere il Logos, ecco l’esortazione che, forse mal compresa, volle ribadire Giovanni nell’incipit del suo evangelo: poiché significa accoglierLo nella Sua proprieta’ nonostante ci sia stata data in dono la liberta’ di respingerLo, di rifiutarLo.

Così come noi siamo lasciati sempre liberi di accogliere la Parola, e con Essa il Cristo/Logos, parimenti fu libero il Grande “Sé” di Gesù (in veste di Agnello come rappresentato nell’Apocalisse), di accettare il libro sigillato che Gli veniva porto e, così facendo, di accogliere l’impegno con Dio acché l’opera salvifica in favore dell’uomo avesse realizzazione. Dunque, scelta libera del “Sé” di Gesù quale parte di Dio o partizione dell’Unico Spirito di Cui interpretò (o forse diremmo meglio “rappresentò”) una porzione enorme: quella dell’intera Umanita’, cui si legò karmicamente, fino alla fine dei tempi. Ed invero, come si è gia’ ricordato, la Sua missione prosegue con l’accompagnamento umano, ma anche vocazionale del Dio-Fratello che ben conosce quanto in solitudine viva l’uomo in terra.

Ecco che in Gesù abbiamo la piena Misericordia che ci accompagna ben oltre la Sua vita terrena, oltre la morte. Gesù infatti seppe esprimere in toto l’Amore del Logos poiché in toto seppe accoglierLo e, nell’accoglierLo, spandere la Misericordia divina del “Sé” verso il “sé”, profondendo Amore fino all’estremo sacrificio e non solo sul piano umano; Egli, unico uomo degno di accogliere pienamente l’Amore del Logos,accetta di pagare un prezzo terribile ossia quello di caricarsi dell’aspetto speculare dell’Amore: il Dolore! Tutto il dolore generato dal male del mondo in ogni tempo, tutto il peccato dell’umanita’ intera: “In mezzo al trono ed ai 4 Viventi ed in mezzo agli Anziani vidi un agnello eretto, come sgozzato, recita l’Apocalisse di Giovanni. “Ecce Agnus Dei qui tollit peccata mundi” si ripete ancor oggi nel rito cattolico della Messa : “ecco l’Agnello di Dio che porta su di Sé i peccati del mondo”.

Non abbiamo dunque Dio che per necessita’ si incarna entrando nella storia, quasi che debba correggere la erronea rotta intrapresa dall’uomo che volle libero, ma abbiamo l’uomo Gesù che giunge ad impersonare e a farsi Dio, riuscendo a divenire recipiente all’inondo d’Amore e Misericordia che il Logos riversa nel Cosmo cuncto et universo (e perciò senza escludere l’ “atomo opaco del male”, come il poeta ebbe a definire la terra).

La tappa finale, per quel che ci è dato di intuire, è la trasmigrazione di tutti i “sé” nei rispettivi “Sé” che formano la c.d. “Comunione dei Sé”. Nell’Apocalisse Giovanni parla di “Gerusalemme Celeste”, la Chiesa Cattolica parla di “Corpo Mistico di Cristo”, ma la definizione più o meno suggestiva non deve però offuscare il senso intrinseco che la tappa finale possiede: la dilatazione della coscienza individuale in una super-coscienza; ciascun uomo potra’ – travalicata la propria soggettivita’ – sentirsi parte e nel contempo sentirsi Tutto in fratellanza cosmica con gli altri “Sé”. In altre parole potra’ avere consapevolezza di essere non solo la cellula piccola, eppur essenziale, di quel Corpo, ma anche il Corpo Stesso nella sua totalita’10)10. Per avere una pallida idea, sara’ come per il soldato che sente di essere tale, ma sente altresì di essere l’esercito di cui è parte, o il violinista che sente di essere anche l’orchestra di cui è un componente.

Note

Note
1 1. Sebbene per comodita’ espositiva si parli di Liberta’ come “dono” di Dio, occorre precisare che tale condizione offerta all’uomo appartiene, potremmo dire, alla fisiologia stessa di Dio.
2 2. Tutta l’attivita’ pubblica di Gesù di Nazareth è volta a tal fine, anzi di più: vi sono tappe che, come descritte nei Vangeli, vengono rappresentate realmente e palesemente (salvo alcune destinate a pochi specialissimi): così abbiamo il battesimo sul fiume Giordano (che avveniva attraverso l’immersione nell’acqua, simbolo della metanoia, ma anche e soprattutto di nascita a nuova vita ); il discorso della montagna (da intendersi come paraskenè, o preparazione), in cui si fa ampiamente riferimento alla Legge – per coloro che ancora sono cefa, cioè pietra – e conseguentemente sono sottoposti alla legge del Karma (la legge della causalita’ = dare-dato avere-avuto), gia’ ampiamente esposta in altre epoche ed altre latitudini dal Buddha, i cui insegnamenti erano volti innanzitutto a sottrarre l’uomo al ciclo delle rinascite; la purificazione o teleiosis, rappresentata dai miracoli (le guarigioni in realta’ avvenivano poiché il Cristo, purificando l’anima dal peccato che si manifestava esteriormente nel corpo fisico attraverso la malattia, curava conseguentemente anche quest’ultima). Segue la visione dall’alto, o Epiphaneia, ravvisabile nella Transcirconfondensazione luminosa di Gesù a colloquio con Elia e Mosè, visione cui assistono solo coloro in grado di poterlo fare, gli specialissimi Pietro, Giovanni e Giacomo. Seguono la crocefissione, la morte, la resurrezione da essa ed infine l’ascensione. Ma, come solo a pochi è noto, questi ultimi costituiscono i restanti e più gravi passaggi della Iniziazione Cristica come ebbero ad attraversarli San Francesco d’Assisi ed altri santi anche in tempi recenti.
3 3. L’evangelista Matteo, come noto, si attarda all’inizio del suo scritto, nel raccontarci la genealogia di Gesù di Nazareth.
4 4. E non come recita il Vangelo di Matteo, verosimilmente modificato ad hoc da S. Paolo, : “…scese su di Lui”.
5 5. L’immagine sotto il profilo simbolico non è nuova; basti rammentare il mito di Prometeo che si sacrifica per “rubare” il fuoco agli Dei e farne dono all’uomo. Il gesto gli costera’ il supplizio senza tempo… : incatenato alla montagna subira’ i tormenti di un aquila che gli divorera’ il fegato, organo che, ricrescendogli di continuo, lo costringera’ a subire un perenne tormento.
6 6. La questione tormentò non poco i padri della ancor giovane chiesa cristiana dei primi secoli. Il principio di fondo si incentrava sulla essenza del Cristo: natura umana o divina? Creato al pari degli altri uomini (come sosteneva Origene e seguaci) o generato da Dio per filiazione? Nel 325 d.C., il Concilio di Nicea, voluto dall’imperatore Costantino, risolse sul piano formale il contrasto optando per la natura divina e perfetta di Gesù, contrariamente a quella umana che, incline al male perché gravata gia’ alla nascita dal peccato originale, necessita dell’intermediazione della Chiesa che volga l’uomo al bene – e dunque verso Dio – affinché ottenga la salvezza eterna. Una scelta teologica che – non ammettendo il dissenso pena l’accusa di eresia – offriva ovviamente un immenso potere temporale alle gerarchie ecclesiastiche oltre che il dominio delle coscienze. (Tema dottamente e mirabilmente trattato da Elizabeth Clare Prophet nel suo libro “Reincarnazione – L’anello mancante del cristianesimo” – Armenia editore).
7 7. L’Alfa e l’Omega, sono, rispettivamente, la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco, che ci suggeriscono il concetto di “inizio e fine”, ma di che cosa? Potremmo affermare della Coscienza, ma soprattutto dell’Amore che, in colui che ha preso consapevolezza, prorompe e si traduce in misericordia divina Sua e sua. Se alle lettere greche sostituiamo quelle ebraiche (più attinenti sia al luogo che all’epoca in cui Gesù avrebbe pronunciato la citata affermazione) , avremo l’ “alef” e la “tav”. In questo caso il simbolo si arricchisce di ulteriore significato: la lettera “alef” trae graficamente origine dal simbolo del toro “˅” (l’Animale che indica forza primordiale, vita iniziale) che, capovolto, diventa “˄” e poi “A”. Anche l’alfa greca, ha analoga provenienza: dal simbolo “Ȣ” (il toro) che, se coricato verso destra oltre a ricordarci il segno del “pesce” (simbolo cristiano), da’ origine all’alfa “α” la prima lettera dell’alfabeto greco: l’ Origine o il Principio. L’ultima lettera dell’alfabeto greco è l’omega, “ω”Aquest’ultima si giunge passando per i primitivi segni “ɯ” (simbolo delle acque, o del mare) e “τ” (simbolo della croce). Essendo l’omega l’ultima lettera dell’alfabeto greco, rappresenterebbe la conclusione del percorso, ma da questa giungiamo all’infinito, “” graficamente rappresentato da un’omega chiusa. Se però abbiamo riguardo solo all’alfabeto ebraico dovremo iniziare con la prima lettera, l’ “Alef” per terminare con l’ultima lettera che è la “Tav”; quest’ultima ci suggerisce, ictu oculi, il simbolo della croce: dunque l’inizio il “toro”, la conclusione la “croce”. Ma se la croce è simbolo della fine, lo è perché chiude un ciclo per aprirne uno nuovo. Ecco che allora prende corpo altro simbolo, quello della “spirale”: il cerchio che, nel momento stesso in cui si conclude trova nel punto di chiusura identico punto di partenza, ma su un piano superiore.
8 8. Cristo (dal greco Χριστός, Christòs) è la traduzione greca del termine ebraico מָשִׁיחַ (mašíaḥ, cioè “unto”), e dall’aramaico məšīaḥ (מְׁשִיחָא), dal quale proviene il termine “messia”. Il significato di questo titolo onorifico deriva dal fatto che nell’antico medio oriente re, sacerdoti e profeti venivano solitamente scelti e consacrati tramite l’unzione con profumi ottenuti da essenze aromatiche oleose.
9 9. Allora i discepoli gli domandarono: “Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?” Ed egli rispose: “ Sì, verra’ Elia e ristabilira’ ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è gia’ venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il figlio dell’uomo dovra’ soffrire per opera loro”. Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni Battista. (Mt. 17/10-14)
10 10. Per avere una pallida idea, sara’ come per il soldato che sente di essere tale, ma sente altresì di essere l’esercito di cui è parte, o il violinista che sente di essere anche l’orchestra di cui è un componente.
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